Perdonami se…

Perdona amore i miei capelli troppo lunghi e folti, che non voglio tagliare, anche se rovinati. Perdonami amore perchè te li ritroverai spesso in faccia quando accoccolati in macchina ci ritaglieremo ancora qualche istante prima di tornarcene a casa. Che tu domani devi lavorare e io ho la sveglia presto per ricominciare a studiare.

Perdonami amore se mi addormenterò spesso, in auto, al cinema, sul divano, mentre mi racconterai del torneo di calcetto o dell’ultimo episodio di Gomorra. Perdonami se ti darò modo di pensare di essere noioso. Che la verità è che io di notte dormo poco e di giorno sogno troppo.

Perdonami amore quando mi chiederai dove andare e io ti risponderò  che per me è uguale anche quando uguale non è. Che speravo tanto di assaggiare l’oreo bianca in edizione limitata da birdy’s bakery ma non te lo dirò perché so che tu preferisci il salato. E allora andremo insieme in pizzeria e tu ordinerai il solito ripieno completo e imprecherai quando ti sporcherai la camicia di salsa, strappandomi una risata sincera.

Anche se mi sono indispettita perchè il cornicione è un po’ bruciacchiato. Anche se avevo voglia di dolce.

Perdonami amore se ti costringerò a guidare con una mano sola. Che con l’altra devi tenere la mia. Anche se è sempre fredda. Anche se fuori ci sono quattrocento gradi e tu hai caldo anche d’inverno e io d’estate giro coi golfini.

Perdonami amore se ogni tanto mi arrabbierò con te perché mastichi a bocca aperta o perché tamburelli la penna sul tavolo. E’ che in fase premestruo mi infastidisce tutto e il mio premestruo dura due settimane.

Perdonami perché sono insopportabile anche per le restanti due, per le quali però non dispongo di una giustificazione ormonale di cui avvalermi.

Perdonami amore per le ore spese alla Feltrinelli o alla Mondadori, ad annusare tutti i libri, a leggerne le prefazioni e le recezioni che a confronto quelli che aspettano le fidanzate fuori da Kiko ti sembreranno fortunati.

Perdonami perché ogni tanto mi dimenticherò di mandarti la buona notte. Perché ho bisogno dei miei venerdì sera al pub con gli amici e di un sabato sera  al mese, almeno,da sola, a guardare un film da donnine in streaming.

Perdonami perché non sono un granché brava ai fornelli. Anche se ho seguito tutte le stagioni di Masterchef e ho un debole inspiegabile per Bruno Barbieri. Ma se fingi di apprezzare la mia cucina ogni tanto potrei svegliarti con l’odore di un dolce fatto in casa, che con quelli me la cavo. E a te darò la fetta con più ripieno.

Rigorosamente di nutella.

Perdonami perché non posso accompagnarti in palestra. Che per te è una fonte di sfogo e per me è una tortura legalizzata.

Perdonami perché l’unico sport in cui riesco è il salto al divano e perché potrei correre solo per inseguire il camion dei gelati.

Perdonami perché scatteremo pochi selfie. Perché non sarà una foto profilo insieme a ufficializzare il nostro status di fidanzati e perché dai, lo ammetto, io odio il mio profilo destro. Ma ogni tanto qualche amico ci scatterà una foto d’improvviso mentre tu mi tappi il naso e io ti tiro i capelli. E ci sembrerà incredibilmente bella. Anche se io ho la bocca aperta e tu gli occhi chiusi

 

Perdonami se non sono come le altre mie coetanee. Perdonami se non vado in brodo di giuggiole per Christian Grey, se non ho mai letto (e mai leggerò) Twilight e non vedo Temptation Island.

 

Perdonami perché non ti farò mai sentire indispensabile.

Perdonami perché senza di te posso vivere.

Perdonami perché stare con te non sarà mai una necessità ma una scelta.

 

Perdonami amore, soprattutto perché mi scuserò sempre.

Per tutto quello che non sono e che non posso essere.

Perdonami tu che io a perdonare me stessa non sono tanto brava.

E insegnami come si fa ad amarsi.

E insegnami come si fa ad amarmi.

Anche se non dovessi esistere.

Anche se non ci incontreremo mai.

 

Promettimelo amore.

 

 

 

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D.P.I.

Dispositivi di protezione inter-relazionali

Li chiamano Dispositivi di protezione Individuale (acronimo DPI).

In ospedale si individuano con questo termine tutti i prodotti aventi funzione di salvaguardia della salute degli operatori che ne fanno uso.

Guanti, mascherine, occhialini, per intenderci.

Vengono adoperati al fine di prevenire (o quantomeno limitare) il contagio tra gli utenti e il perpetuarsi delle infezioni, causa di aumento della durata della degenza e di conseguenza della spesa pubblica.

Non lo direste mai quanto facile sia infettarsi.

 

Una stretta di mano, uno starnuto, una semplice conversazione (anche a debita distanza) ed eccoti servito un pull di batteri.

Roba che i padri dovrebbero usarlo con le adolescenti per dissuaderle dal pomiciare con gli estrai in discoteca :” Ricorda che quando limoni con uno stai limonando anche con i suoi streptococchi.

Mi chiedo però, se persino adottando i protocolli, seguendo le procedure, indossando i guanti e le mascherine esiste un reale rischio di essere comunque contagiati, nella vita vera…cosa ci protegge davvero dalle infezioni? Come ci difendiamo dalle altre persone?

Paul Watzlawick, studiando gli aspetti pragmatici della comunicazione umana, arrivò alla conclusione che” non si può non comunicare“. Il modo in cui parliamo, il tono della voce, persino la posizione che assumiamo. Tutto trasmette qualcosa a chi ci è accanto.

In altre parole, che lo vogliamo o meno, tutto quello che diciamo (e che non diciamo) ha un impatto sulla vita delle persone.

E non sempre questo è un bene.

 

Ma se è pur vero che non possiamo esimerci dal contaminare e dall’essere contaminati è altresì possibile mettere in atto alcuni sistemi di “contraccezione sentimentale” per filtrare ciò che trasmettiamo e ciò che recepiamo.

Ognuno di noi da alle situazioni, alle persone, alle storie e persino alle parole accezioni diverse che dipendono dal proprio grado di percezione delle cose stesse.

Sotto quest’ottica appare chiaro che ciò che ci viene detto (o non detto) è il frutto di quanto elaborato da personalissimi e discutibilissimi sistemi di filtraggio e che per tanto non vanno presi come oro colato.

Le persone comunicano sempre, ma non sempre si intendono.

Giudizi, opinioni, amore, sentimenti, amicizia, sesso.

Sono solo parole alle quali ognuno da il significato che vuole.

Forse il trucco è questo. Forse l’acme del problema non sta tanto nell’accettare un modo di vedere diverso dal nostro. Ma nel non dare per scontato che sia sbagliato.

Quante frasi iniziamo con “Per me…” ma quante volte ci chiediamo invece “E per te?”

Cosa vedono i tuoi occhi che io non vedo?

 

Del resto la parola”norma” in statistica sta semplicemente ad indicare la variabile che si presenta con maggiore frequenza.

Ciò che è più comune. Ciò che capita più spesso.

Ciò che è desueto possiamo tranquillamente definirlo “non normale“.

Ma “sbagliato“, beh…quella è un’altra cosa.

 

Il caro Paul aveva ragione. Non possiamo non comunicare. Ma possiamo scegliere con chi.

Possiamo scegliere da chi essere contagiati.

Tutti possono infettarci ma solo alcuni possono arricchirci.